Il 25 gennaio scorso centinaia di persone hanno partecipato alla marcia da Vidardo a Sant’Angelo per manifestare la contrarietà all’ampliamento del termovalorizzatore Ecowatt. Per qualche ora cittadini, associazioni e amministratori dei comuni del circondario hanno camminato fianco a fianco per rivendicare il diritto dei lodigiani a vivere in un ambiente salubre, a fronte del progetto della multinazionale Itelyum: un investimento da oltre 300 milioni di euro che trasformerebbe l’attuale impianto nel terzo più grande di Lombardia, in grado di trattare le più disparate categorie di rifiuti, pericolosi compresi.
Il nuovo stabilimento avrebbe un forte impatto a livello paesaggistico con dimensioni esagerate per il contesto rurale lodigiano, che comporterebbero il consumo di 2 ettari di suolo agricolo e la frammentazione del corridoio ecologico esistente tra il cavo Lisone e il Lambro. Le emissioni dell’impianto, seppur nei limiti di concentrazione stabiliti per legge, vanno considerate in un’area già maglia nera per i valori inerenti alla mortalità per cancro dovuta alla qualità dell’aria e alla presenza di polveri sottili: proprio a fine dicembre 2024, in provincia di Lodi, la concentrazione di PM10 è tornata sopra la norma per più di sette giorni consecutivi. All’inquinamento causato dall’incenerimento dei rifiuti va poi aggiunto quello dovuto al loro trasporto: le 154.000 tonnellate trattabili corrispondono a più di 5.000 autoarticolati che ogni anno transiterebbero sulle nostre strade, compromettendo la viabilità e la sicurezza stradale, aumentando significativamente l’usura delle infrastrutture e i conseguenti costi di manutenzione.
È evidente che il progetto di Itelyum, presentato come un fiore all’occhiello dell’economia circolare, non solo porti con sé varie criticità, ma sia totalmente slegato dal contesto lodigiano e non rispecchi i bisogni né provinciali né regionali: su 40 inceneritori presenti in Italia, 13 si trovano in Lombardia, dove però la quantità di rifiuti riciclati è superiore alla media nazionale. Il nuovo termovalorizzatore, quindi, non serve a soddisfare una necessità locale. Per quale motivo i lodigiani dovrebbero subire le conseguenze economiche, sociali e ambientali di questo disegno imprenditoriale i cui benefici riguarderebbero pochi?
È più che mai necessario che l’interesse comune prevalga su quello privato, che la qualità della vita dei cittadini, la loro salute e quella dell’ambiente in cui vivono vengano anteposte a mere speculazioni di carattere economico e industriale. Nelle scorse settimane la Provincia di Lodi ha indetto un’inchiesta pubblica, la cui commissione, non ancora nominata, ci si auspica possa ascoltare le ragioni della cittadinanza. La comunità intera, dai cittadini agli amministratori, compresi gruppi sportivi, associazioni, parrocchie e scuole, ha il dovere di perseverare nell’impegno con cui sta esprimendo perplessità, preoccupazione e dissenso, per spronare e sostenere la politica nella difesa del benessere collettivo.